Tra tonni e sardine. Tra piazze e mercati elettorali

Tra tonni e sardine. Tra piazze e mercati elettoraliNell’indistinto mare di una politica ormai in piena deriva di idee piuttosto che di ideali, già defunti e così celebrati nel de profundis dagli ultimi governi, sembrano sopravvivere solo quelle figure che riescono, o ci provano almeno, a galleggiare su ciò che ne sopravvive.
Ciò accade in un Paese che non riesce a trovare una bussola capace di indicare una direzione possibilmente certa e succede, specularmente nella sua macroscopicità, in Calabria. In un mare politicamente in continua e indefinita burrasca il gioco delle candidature sembra giungere quasi al termine, con alcuni che hanno ottenuto il crisma della legittima investitura e altri che si muovono con fatica nelle intemperie delle liste (im)possibili. Ora, senza voler togliere meriti e privare delle giuste illusioni coloro che credono e che aspirano a dare fiducia al futuro, di certo vi è la singolare coincidenza per la quale, nomen/omen, l’idea del mondo marino sembra al meglio ricostruire un puzzle terrestre molto complicato.
Se le sardine di piazza invadono le città secondo uno schema populistico nel tentativo di sottrarre spazio ad altri populismi con i quali si governa, malgrado loro e malgrado tutto, in altri lidi ci si affida ad carisma e ad una visione civica di un impegno imprenditoriale che sorvola ogni steccato di parte, o almeno così vorrebbe essere. Tuttavia, trovo che né dall’una né dall’altra soluzione, nate entrambe all’interno di una prospettiva democrat ma non troppo, vi siano idee chiare su cosa essere per la prima e cosa fare per la seconda.
Mi spiego. I movimenti che nascono dall’estemporanea voglia di affermare un’idea divergente, ancorata al solo scontro con la leadership dominante o con un pensiero divergente, in genere non godono di molta longevità. La stessa galassia pentastellata costruita sul richiamo delle piazze alla guerra contro la partitocrazia alla fine, per sopravvivere, si è trasformata in un prodotto molto partitocratico con buona pace del Rousseau virtuale. Ovvero, essa implode gradualmente dopo aver raggiunto quello stadio di supernova che è solo, nella gloria della luce di un istante, la premessa per il suo collasso.
La seconda novità è quella calabrese, che si accinge a raccogliere una sfida cercando di ancorare alla proposta del Partito democratico una capacità di impresa a garanzia di una pari capacità di governance pubblica. In entrambi i casi è evidente che in gioco vi è la sopravvivenza di un partito giunto alla resa dei conti interna e con gli elettori. Un partito che, strategicamente, si affida alla doppia opzione: affidarsi nel recupero di credibilità nazionale verso le masse cercando di sottrarre terreno sul piano della politica movimentista e nelle singole realtà regionali vestire l’habitus della società civile; quella società esclusa da sempre per fare si che la corsa politica avvenisse solo nella corsia riservata a coloro che la politica la facevano per mestiere.
Inutile, d’altra parte, guardare al o ai competitor di altra schiera i quali, al di là delle sardine di piazza o dell’imprenditore calabrese, annaspano nel ricercare spazi con troppe, molte e a volte imbarazzanti sovrapposizioni non avendo più conserve a cui poter ricorrere se non a quelle messe a dispensa da anni. In tutto questo si autodefiniscono i termini di un’incertezza e di una confusione che, alla resa dei conti, si trasformeranno in voti di pancia dove la riflessione su un Mes o una finanziaria, per non dire di una legge di bilancio regionale, diventano solo argomenti sui quali alzare il dito secondo l’umore del mattino. Ma, nonostante tutto, in Italia come in Calabria non ci resterà che aspettare, piazze e mari nonostante, che al buon Solone, a cui fa eco l’Aristotele dell’Etica Nicomachea, faccia cenno l’unica verifica possibile: quella che il potere rivelerà, come già rivelato in molte occasioni in questi lunghi e affannosi anni, l’uomo!


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