Dotti, medici e sapienti

Dotti, medici e sapienti
Quest’anno per chi ha bisogno di pubblicità personale o di conquistare spazi di notorietà le occasioni non sono avare. Anzi, sembra che anche la monotonia di un’emergenza si trasformi in un’eccezionalità da prima pagina o da gazzettino del mattino con il suo remake all’ora di pranzo e cena.
 
Una presenza nei palinsesti o negli argomenti da spiaggia per i quali ti chiedi se si tratti di paura, consapevole e motivata, o di una carica ossessivo compulsiva fatta di un malcelato gusto masochistico di piegarsi al volere del sapiente di turno o dell’illuminato politico che ha a cuore, stranamente, la salute del suo popolo, o forse, il mantenimento della sua poltrona. Insomma, non passa giorno, soprattutto al Sud, che non vi sia la conta dei contagiati veri o presunti, pericolosi o meno dipende, con focolai che non superano l’entità di una o al massimo due, ma sufficienti per affermare un’urgenza di ordinanze che superano non solo i vincoli costituzionali, attribuendosi gli eroici presidenti di regione poteri non conferitigli dalla Costituzione, ma che vanno oltre le ragioni del buon senso civico.
 
Certo, una sola persona positiva a questo o quel patogeno rappresenta un rischio che alza le percentuali di qualche zero/punto e qualcosa, ed è sufficiente a determinare quel gioco di normazione non richiesta, ma anche non consentita al di fuori dell’esclusivo potere riservato allo Stato, per la quale ci si deve deresponsabilizzare creando possibilità di difesa se le cose non dovessero andare per il verso giusto. Insomma, non tocca certamente a chi scrive sostituirsi, in termini di pensiero si intende, a tali e tanti sacerdoti della salute pubblica e dell’efficienza amministrativa per i quali si definiscono quarantene, tamponi e processi di sierologica evidenza, forse.
 
Tuttavia, noto come la paura del distanziamento dovrebbe indurre a non considerare più neanche le vite in famiglia e allontanare, in nome di una sterilizzazione schizofrenica della vita sociale, qualunque occasione visto che i contagi aumentano, ma non sembra che aumentino i ricoverati. Una isteria che tende a svuotare di significato quel processo immunologico che da millenni tutela la vita umana, e, questo, in nome di un’incapacità della società di immunizzarsi da coloro che manipolano o monopolizzano la paura e il sospetto dell’untore. Ma non solo.
 
Abbiamo anche scoperto, senza essere saccenti e dotti in nulla meno che mai in diritto, che le regioni possono assumere il potere di disporre di quarantene discrezionali nei rientri da Paesi esteri senza che, guarda caso, ciò venga disposto dall’Autorità centrale. In questo capovolgimento dei poteri di ordine e sicurezza pubblica nei quali rientra anche quello della salute pubblica, si afferma il principio della destrutturazione costituzionale di uno Stato che ricordo NON E’ federale: quindi, i limiti di autonomia dei presidenti delle Regioni sono ben definiti dalla Costituzione e nessun DPCM o atto amministrativo e simili può delegare quanto riservato in termini esclusivi allo Stato.
 
Ma comprendo che la tentazione di poter essere riconosciuto/a come un governatore che esercita i poteri quasi fosse un capetto nelle pieghe della storia, sia una tentazione troppo forte e una lusinga, soprattutto se proveniente dagli allineati di comodo, troppo golosa a cui dover rinunciare in barba anche all’illusione di dover dare un esempio di democratico leader. Ecco, allora, che in questa rappresentazione di troppi burattini senza ormai fili, siamo tutti protesi verso il capezzale del nostro quotidiano fatto di covid e contagi, di focolai e paure.
 
Ostaggi di un’atavica paura di scomparire dalla nostra piccola vita quotidiana a cui, non guardando oltre e con ragione, abbiamo già rinunciato oggi privandoci del buon senso di distinguere il serio dal faceto, lo strumentale dall’opportuno, il necessario dall’esagerazione esasperata di una mediocrità che usa il mancato coraggio altrui per mascherare le proprie insicurezze diventando dotti, medici e sapienti del nulla.


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