Tesoro o tesori di Calabria

Tesoro o tesori di CalabriaÈ bello vedere che finalmente qualcuno creda nel tesoro o, meglio al plurale, nei tesori di Calabria.
 
È bello, soprattutto, guardare con quanta volontà tale scoperta di qualcosa di unico, raro, tuttavia accumulato negli anni, forse, e riscoperto in prossimità della “rivoluzione” elettorale delle prossime regionali sia diventato un motivo per far sì che ognuno di noi guardi e se stesso quale erede di una ricchezza che, spesso, un po' per inerzia, un po' per abitudine e molto per supponenza, non abbiamo considerato tale. Ovviamente, mi riferisco ad una ricchezza tangibile, fatte di molte cose, patrimonio culturale, artistico, ambientale e anche, perché no?, umano.
 
Tuttavia, a scorrere e curiosare tra il detto e il non detto ho trovato qualche difficoltà. Due in particolare. La prima il non aver visto con chiarezza cosa si intende per tesoro, o quali siano i tesori al di là degli elencabili luoghi di sempre, andando oltre il politicamente utile o il promozionalmente necessario. La seconda, nel non aver individuato con chiarezza, se fosse chiaro il tesoro, come e in che misura si possa, la ricchezza accumulata nel tempo, mettere in campo per salvare una terra di conquista.
 
Capisco che ognuno definisce tesoro ciò che crede o ciò che gli è utile in un dato momento. Ma la Calabria, tra paura del Covid, scarsità di lavoro e con più generazioni in panchina scolastica da mesi in attesa che il coraggio della vita - e del buon senso se non della responsabilità - albeggi da qualche parte, sembra aver scoperto ricchezze che sino a ieri erano celate alla vista dei calabresi o, forse solo decantate ma sempre, come sempre, al primo turno elettorale utile. Insomma, va già bene che la Calabria non è un’isola perché il suo cordone ombelicale con Roma rimane ben teso, con buona pace degli autonomisti di turno.
 
Però è anche vero che non si adatterebbe male ad una rivisitazione affidata ad un novello Robert Louis Stevenson che magari, a caccia del tesoro o dei tesori, avrà pronto un nuovo Capitan Flint cui affidare il compito, o credere che vecchi Peter Pan, un po’ imbiancati dagli sforzi della politica degli ultimi decenni, ringiovaniscano di colpo per riscrivere, questa volta, la storia di una regione. Nuove pagine riscritte in barba ad un buon James Matthew Barrie che, se si fosse approssimato in un Grand Tour come i suoi connazionali, forse avrebbe rimescolato le pagine del suo libro. Ma non  solo.
 
Vi è anche chi cade nelle tentazioni di una sperimentata politica neocolonialista affidando il proprio destino, rigorosamente politico ovviamente, alla lista del leader che arriva dalle pianure e dalle coste di un altrove nella speranza di poter fare la differenza in casa propria, ma con placet altrui. Ma per non farci mancare nulla, probabilmente, e per non saltare una Divina e poco Commedia di un Dante che naviga in DaD, forse vale la pena ricordare quel passo:
 
Veramente quant'io del regno santo ne la mia mente potei far tesoro, sarà ora materia del mio canto
(Dante, Paradiso canto I)
 
in cui nella memoria, nell’onestà di pensiero e nel fare esperienza e tesoro del passato si   aprirebbero forse nuovi, ma ancora lontani, orizzonti.

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