Ti Ti Ti Ti

Ti Ti Ti TiA volte vi sono pensieri e parole che sembrano non avere un senso, che ci lasciano pensare che tutto possa fare rima o perdersi nella necessità di rendere un brano orecchiabile, se non musicalmente piacevole o divertente. È stato così per alcuni artisti senza grandi aspettative, meno per i veri o presunti tali cantautori più impegnati a profilare messaggi di vario genere.
 
Tuttavia, credo che in tanti si siano chiesti nel passato cosa cantasse quel Rino crotonese che, probabilmente incompreso da chi ne guardava solo l’aspetto commerciale dell’orecchiabilità si accontentava di definirlo una sorta di padre del non-sense. Un artista capace di rendere melodiche strofe improponibili ma che vendevano, non tutte in verità, secondo metri razionali e tradizionali. Ora, non vorrei cadere nella trappola di colui che vuole presentarsi come critico musicale, sarei velleitario e solleverei dubbi di saccenza nella quale non mi riconosco (lascio ad altri questa opportunità).
 
Osservo, però, come ancora una volta non ci accorgiamo del vicino, del nostro vicino e preferiamo accreditare sempre e comunque comode narrative forestiere su tutto. Certo, per carità, sapere che ancora una volta, giusto per aumentare quello scaffale che non ha limiti di ripiani, è in uscita l’ennesimo libro sulla Calabria criminale, dopo gli spot più o meno patinati e autopromossi a varia andatura, ci dovrebbe rendere orgogliosi di far sì che altri promuovano il nostro meglio, tra emergenze targate Calabria e noir spacciato poi da finto turchese che rende plumbeo ogni cielo ai nostri occhi. Ma tant’è!
 
Ciò ci rende fieri, salvo poi chiederci perché un Augias si prende certe licenze nel discettare di una terra che si lascia già giudicare in casa propria. Ma non solo. Nell’arena mediatica scatenatasi alla ricerca di un salvatore possibile e probabile, mi tornano alcuni brani di Rino Gaetano. Non sto qui a rispolverare quelli riferiti all’Italia in un’Aida che rende merito allo zoo nazionale del tempo, (tra Antilopi e Giaguari… ogni riferimento è puramente pubblico su chi fossero). Credo, però (e invito a farlo non trascrivendole per limiti di spazio) che rileggersi le parole di Ti Ti Ti Ti …dovrebbe essere illuminante soprattutto per coloro che, intellettuali senza paura e da libero tenzone, si esercitano oggi sul dovunque possibile cercando di trovare nuove spalle politiche.
 
Non credo che vi sia mai stato un artista, sia esso cantante o attore teatrale, cinematograficamente qualcuno ci ha provato ma con fare troppo manifestamente fazioso, così malinconicamente ma puntigliosamente capace di descrivere il vero male di questa Italia e di questa Calabria come Rino: una politica senza cuore, coloratissima certo, ma incolore e insapore nello stesso tempo. Una politica eroica solo a chiacchiere e con tanti distintivi, giusto per illudere al voto, egoisticamente convinta di poter promettere la qualunque, consapevole di fare del futuro una proprietà privata, rivolta a costruire rendite di immagine senza qualità, solo per vanità. Rino Gaetano fa emergere tutto questo, forse inconsapevole poeta mancato, cimentandosi in una sorta di ermetismo dove simbologia e analogia vengono portate al limite della comune comprensione e che, intervistato, lo indussero a trincerarsi in no comment quasi mai di circostanza.
 
Per chi non lo sapesse Ti Ti Ti Ti e il verso che si usa fare in Calabria, ma potremmo esportarlo dovunque in Italia, quando i nostri nonni, o genitori davano da mangiare alle galline. Una metafora che vede seguire la lenta scia del concesso, del promesso. Una scia che non porta al completamento di un percorso ma, alla fine del pasto, al ritorno in gabbia, per poi uscire un’altra volta e poi tornarvici ancora e così via. E questo vale non solo per la politica, ma per tutto ciò che sembra ammaliarci di libertà o legalità e poi capire, che anche questi valori alla fine sono …Ti Ti Ti Ti.

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