Alla Fiera della salute

Alla Fiera della saluteCi si anima sempre quando si discute di Sud, a patto di intendersi di quale Sud si parli. Ci sono, infatti, Sud e Sud, mezzogiorni di fuoco o mezzidì offuscati da nebbie perenni, dove nell’indistinto velo disteso da tempo ogni certezza diventa miraggio, apparente manifestazione di una volontà sincera che poi frana quando ci si avvicina troppo al muro del problema non risolto.
 
In questi porti delle nebbie che sembrano aprirsi solo nei mercati elettorali, non vi sono sconti perché tutto è ormai in saldo. Dai trasporti al mondo del lavoro e, per non mancare l’appuntamento con il banco più gettonato visto il periodo, la sanità. In questo assalto ad un banco che sembra non offrire ciò che si intenderebbe trovare, mi sembra che le proteste non siano poi così capaci di penetrare a sufficienza per cercare un po' di luce. D’altra parte ci si dovrebbe chiedere quali luminose e chiare strade sono state percorse nel passato e nel presente, al netto dei commissari di varia estrazione, soprattutto di fronte a chi inforca la via della protesta popolare in una città calabrese che di sanità ne capisce, a quanto metaforicamente sembra, senza chiedersi dove si trovasse negli anni precedenti.
 
In una fiera dai tanti colori, in attesa che si decida in quale banco fare l’acquisto migliore, ognuno vende ricette future a chi, oggi, guarda ad un’emergenza che miete vittime dimentico che vittime vi erano anche nel passato, ma l’emergenza probabilmente era considerata rassegnazione affidando alla scaramantica possibilità che toccasse sempre a qualcun altro la speranza di non acquistarne il prodotto sbagliato. In questo triste gioco di proteste, accuse, promesse si consuma quella recita da commedia dell’arte che supera il dramma e che, paradossalmente, rende anche insignificante il nascondersi dietro una sorta di eterogenesi dei fini, grande espressione, dal momento che diventa difficile credere sul quanto di non intenzionalità vi sia stato in azioni intenzionali.
 
D’altra parte, doveva essere il mercato a decidere e sarà il mercato delle prestazioni e delle possibilità diagnostiche a decidere anche in futuro. Un mercato al quale ciò che era pubblico si è piegato da anni ad altre eccellenze senza che gli acquirenti cambiassero banco ma, anzi, tollerassero man mano l’impoverimento dei prodotti offerti da chi incentivava la vendita altrui. In questa fiera tutta calabrese, le piazze sembrano non voler ospitare simili venditori. Ma, dovremmo chiederci come se fossimo Gesù nel tempio, se i farisei della sanità siano ancora tra i sacerdoti a cui vorremmo affidare domani, sulla scorta di nuove offerte, la salute di una terra malata da anni.

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