Cultura subalterna

Cultura subalternaPersonaggi di ogni ordine e grado, pubblicità indiretta al fenomeno criminale ai danni del turismo e della crescita di una regione condannata alle sue storie, scritte da autori di ogni luogo e di ogni esperienza dove l’onore ha poco da dire se non rimescolare le stesse e ripetute storie di un noir che forse vende, ma che non favorisce l’immagine di una terra che vive più il nero che l’azzurro.
 
Si potrebbe confutare pensando alle emozioni che giungono da un mare cristallino, o dalla foto whatsappata di una sorella e di una mamma che ti ricordano da dove arrivi, scattata dove il sole le bacia, immortalando una bellezza d’animo che non sfiorisce mai. Eppure, alla fine, il noir prevale anche su queste immagini. Prevale in letteratura mentre non si vedono proposte all’orizzonte che guardino al futuro e si perdono momenti ed energie nelle celebrazioni altrui di un mondo che è solo parallelo. E al di là dei menestrelli e delle odi, non si vedono all’orizzonte che soliti paesaggi e nuovi ricordi di anime perse che cercano una scena.
 
Nelle righe di pagine e pagine lette negli anni, sembra che non si possa fare a meno della ritualità del nero quasi come se ciò fosse, inconsciamente, quel fattore di identità che rifiutiamo ma che, alla fine, affermiamo. So, e sono convinto, che alcuni di questi passaggi non saranno graditi ma, credo, che anche se solo stimoleranno una reazione, già tanto sarebbe un successo per cercare di guardare oltre nuovi padrini o storie d’onore di cui già abbiamo riempito scaffali e scaffali o trasmissioni in giro per le TV.
 
Una reazione necessaria che muti non solo la grammatica, ognuno porta con se la sua, ma la narrativa stessa e l’oggetto, magari capovolgendo l’interesse di chi vorrebbe leggere di una Calabria non solo raccontata da altri nelle sue bellezze, ma dai protagonisti. Una Calabria che vive di storie altrui, che non ha una propria storia perché il destino la lega alle virtù elette o meno delle dominazioni del tempo lasciando di essa, ai calabresi, solo quella storia vissuta ai margini dei signori feudali o dei nuovi feudatari del nostro tempo.
 
In questo passaggio, si consuma un destino che non vogliamo vedere, sospesi nel voler sopravvivere culturalmente e non solo in un mondo che ci ha condannati all’esilio nella stessa terra. Ecco, allora, riguardando i sorrisi di una mamma e di una sorella in riva ad un pezzo di Jonio, ti rendi conto che sei parte di un mondo che è tuo anche se una parte di questo mondo, che ti circonda e ti avvolge tuo malgrado nelle sue spire, alla luce preferisce sempre il fascino delle tenebre.

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