Voto a perdere

Voto a perdereAvviso ai lettori: il titolo non è originale. Già nel passato un magazine nazionale aveva titolato così le consultazioni regionali in Calabria di qualche anno fa. Nessuna coalizione credibile e partiti sottomessi alle volontà dei maggiorenti sdoganati nelle decisioni dal capo romano.
 
Non si trattava di una qualità di destra o di sinistra. La politica in Calabria non si pone scrupoli ideologici, meno che mai programmatici, ma solo ed unicamente questioni di potere personale o di potere del gruppo dominante. E’ così da sempre, anche se con qualche pallida eccezione che non superava, però, il cortile del proprio circolo magico, molto cosentino, qualche volta catanzarese più raramente reggino. In questa corsa verso palazzo Campanella, il cui nome ricorda l’autore di quella Città del Sole il cui senso utopistico si affaccia ogni giorno sempre più incredulo verso lo Stretto, si preparano ai blocchi nuove figure che spennellano colori di vario genere ma non propongono nulla sul piano concreto, risolutivo. In fondo, come si dice, nel bisogno si governa meglio e risolvere significa perdere il controllo e la fidelizzazione della necessità al partito o al referente di turno.
 
Tra aspiranti onorevoli regionali, titolo non previsto dal costituente per le Assemblee regionali (eccezion fata per quella siciliana) alla stessa stregua di quello di Governatore, e assunto a consuetudine per mero senso di parità con il nobile epiteto nazionale credo che della sanità, trasporti, scuole, impresa ecc… importi veramente poco dal momento che, al di là del chiacchiericcio del momento o delle lamentele sempre utili, se non funzionali, non se ne rinviene nulla se non un vuoto a perdere del detto, cotto ma mai mangiato.
 
In questo autunno del riscatto non si sa da chi e da cosa se non da se stessi e da chi non ha realizzato ciò che predicava ad ogni novità elettorale, è sin troppo evidente che la lotta non è e non sarà sulla rinascita di un bimbo mai nato, la Regione, ma sull’affermazione o, meglio, sul prevalere di una leadership, nobile neologismo, piuttosto che un’altra. E poco importa se non si trovano medici per il 118 in una provincia o l’altra, o se si arranca nei trasporti o nella viabilità o nella fenice poco araba e molto calabrese del turismo. L’importante è che vinca Tizio o Caio, Sempronio forse. Il resto resterà il solito vuoto a perdere di un voto senza anima.

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