Calabria. Libro dei sogni o da sogno?

Calabria. Libro dei sogni o da sogno?
Giunti alla fine della ubriacatura elettorale, come ogni volta che ciò accade, i sentimenti che si presentano sono decisamente due. Il primo è rappresentato dal senso di vittoria che legittima a snocciolare intenzioni e programmi salvifici a medio termine, ovvero sperando che qualcosa si realizzi prima della scadenza del mandato, magari per capitalizzare una rielezione o consolidare un leader.
 
Ora, con queste premesse, di certo l’orizzonte se non si tinge di arancione probabilmente non sembra tingersi di azzurro. Di certo il programma nella sua sintesi da vincitore e descritto con buoni argomenti, noti da sempre in verità, in una recente intervista rappresenta la giusta conclusione e dovrebbe raccogliere le altrettanto ragionevoli speranze. Prospettive nuove che dovrebbero vedere la Calabria ritagliarsi un periodo di crescita e di voglia di vivere di se stessa, anzitutto, e poi di aprirsi ad un mondo che non è solo fatto di consumi e piaceri, ma anche di cooperazione, di confronto e di riconoscimento del valore altrui.
 
Piccole cose, forse, ma che richiedono uno sforzo non comune. Uno sforzo che limiti quell’egoismo da sussistenza che pregiudica coesione e identità. Valori, questi ultimi, dimenticati a quanto pare anche dalla Grande Madre Italia che di esempi ne offre veramente pochi. La Calabria dei sogni, o la Calabria da sogno, è una terra che si rinnova da sé, che non ricerca più alibi e che si pone come una sfida per il suo futuro. Giocare sul culto di personalità che vivono di se stesse, alimentandosi nella compiacenza di paese, non porta da nessuna parte.
 
Dilata solo agonie che, per quanto lente possano sembrare nel garantire il sopravvivere di qualche politico o di alcune generazioni, alla fine condannano chi non agisce a dover inseguire il proprio futuro. Condanna ad un non vissuto che non è fatto di abiti firmati o di autovetture linde e ostentate come simbolo di successo, ma dalla felicità del vivere. Quella felicità troppo spesso sacrificata per nascondere nel lusso l’infelicità dell’essere, sognando ciò che - a questi prezzi - non sarà mai.

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