La Calabria tra subcomandanti e subcommissari

La Calabria tra subcomandanti e subcommissariNon avrei mai creduto che una regione come la mia potesse un giorno avere nostalgie storiche tali da volersi attribuire anch’essa delle figure protagoniste della sua vicenda umana e politica. Magari per imitazione, forse per emulazione o, probabilmente, per darsi un tono da rivoluzionaria superando ogni ombra gattopardesca.
 
Per carità, non mancherebbero memorie di eroismi postunitari che salvificamente si sono prodigati per mutare il destino dell’ultima regione d’Italia. Tuttavia, in un’epoca definita in termini globali post-eroica la ricerca dell’uomo nuovo, posto a metà strada tra il destino umano e quello cosmico, non lascia dubbi e spazi. Ecco, allora che eroismi o meno, dopo aver sperimentato l’emulazione italiana del subcomandante Marcos impegnato sino a pochi mesi fa nella difesa dell’ambiente, mancava anche un subcommissario alla sanità.
 
Non si tratta di un termine vago e, di certo, non interrompe la saga delle eccellenze che questa regione ha sperimentato negli anni importandole ovviamente da un altrove blasonato. In questa ricerca spasmodica di nuove leve manageriali probabilmente non vi è la concreta e realistica visione politica di una regione che non solo in termini di sanità, ma di trasporti, turismo, infrastrutture dovrebbe guardare ad un disegno complessivo di riorganizzazione aderente alle necessità delle comunità. Non si tratta solo di spesa, argomento non digeribile con facilità visti i progetti mancati, non finanziati o realizzati solo in parte.
 
Si tratta di guardare in faccia una realtà che non era e non può essere considerata una novità da chi di tale realtà ne faceva parte anche nel passato. In un’ottica subcommissariale, come da subcomandanti, tutto sembra volersi ridurre ad una versione politicamente corretta di un cambiamento che non si comprende ancora oggi quali strade percorrerà, quali pedaggi farà pagare, quali destinazioni intenderà raggiungere. In ogni caso, se il subcommissariare significa subcomandare e subgestire, allora sarà interessante scoprire quale sarà la policy, in termini di politica in senso ampio del termine, posta a premessa della rivoluzione sanitaria.
 
Quali le scelte in termini di ridefinizione dell’offerta diagnostica sul territorio, quali le scelte sulla distribuzione efficiente delle strutture ospedaliere e come e in che misura evitare duplicazioni e sovrapposizioni articolando prestazioni e cure in un modello integrato dei piani sanitari. Piani, questi, dove la distribuzione della gestione dell’emergenza non potrà che rappresentare il primo mattone posto a premessa di ogni riconfigurazione possibile degli assetti della sanità calabrese. Una scommessa eroica, propria di tempi eroici, quasi mitici, magari degni di veder riscrivere, politicamente, una nuova epica tardo-magnogreca.

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