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La tentazione di potenza
La Russia contemporanea, entità statale ritagliata “per differenza”, “ex negativo”, nel 1991 dal tessuto dell’Impero sovietico, sta cercando con ogni evidenza di riaffermare un suo ruolo significativo nella politica internazionale del nuovo millennio.
La Russian global resurgence si manifesta con una politica estera assertiva, condotta dalla classe politica in gran parte in continuità con la lunga storia imperiale precedente e con in più l’odierno rifiuto di vedersi relegata a guida di una mera potenza regionale di rango internazionale “minore”. La sospensione fra un’identità imperiale perduta e una statuale-nazionale difficile da acquisire e da consolidare, provoca imponenti tensioni potenzialmente disgregatrici per lo Stato territoriale, sottoposto anche a forze d’attrazione esterne e crea costanti difficoltà di controllo politico. La risposta adottata da una classe politico-burocratica piena erede del sistema precedente è quella dell’accentramento, del mantenimento a qualsiasi costo dell’integrità, possibilmente “potenziata”, di uno Stato “casuale” (perché mai configuratosi nei termini attuali), cercando la legittimazione all’interno con il recupero dell’identità imperiale e l’uso ossessivo della figura di un nemico esterno minaccioso per quella integrità stessa e per le enormi ricchezze naturali del Paese, sfruttate primariamente come risorse di potenza.