"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek
Calabria. Un luogo senza tempo e senza politica
Cos’è oggi la Calabria? Cos’è la Calabria da decenni per questo Paese, per l’Italia? Cosa rappresenta? Quale valore può avere questa terra dura, persa nel vuoto del dissesto economico, travagliata da una criminalità che non si placa o non si vuol placare, con buona pace di un’antimafia per ogni stagione? Cos’è questa terra con comuni videosorvegliati, orpelli che non sono degni di superare un limbo di emarginazione funzionale ad un senso repressivo che accomuna tutti, criminali e uomini onesti? Cos’è la Calabria ostaggio di una trappola psicologica di un bisogno senza appagamenti, tornito attorno ad un neo-feudalesimo di una politica senza etica? La Calabria è oggi una terra senza codici, né etici né politici. Oggi esiste una Calabria che è il non luogo dello Stato di diritto, dello sviluppo concreto e sostenibile, il non luogo del riscatto dei singoli costretti ancora una volta a cercare fortuna e riconoscimento del merito altrove. La Calabria è solo una riga di margine offuscata dalle lotte interne ai partiti e ai movimenti politici dove si celebra il culto della personalità e per la cui celebrazione tutto è sacrificabile, tutto può essere mistificato: etica compresa. La Calabria di oggi è una terra con grandi potenzialità di sviluppo, ma con seri impedimenti dovuti all’inadeguatezza degli amministratori e ad una coscienza collettiva “adagiatasi” sulla cultura della facile, e spesso impunita, illegalità delle clientele, luogo di facile repressione poliziesca senza uscita, senza luce. Ciò che è un diritto al Nord - per quanto velato dall’efficienza dell’apparato che mistifica bene un assunto valido anche a quelle latitudini - al Sud diventa una certezza del favore possibile. Ciò che è il rispetto delle istituzioni, salvato comodamente nella facciata al Nord, si trasforma in ridicola banalizzazione del senso dello Stato nel Mezzogiorno. Ciò che è senso della legalità a volte si trasforma in un disvalore del vero significato di giustizia e di equilibrio nell’esercitarla allorquando questa si accredita solo ed unicamente in nome di una criminalizzazione di comodo da far statistica senza alcuna proposta alternativa a cui affidare progetti di crescita e di affrancamento dei giovani dalla criminalità stessa. La Calabria, per tutto questo, è ancora un luogo senza tempo, senza Patria, senza politica, quella vera.
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