"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek
Una crescita mancata
Crescita, occupazione, ricchezza di uno spazio produttivo non sono solo parole che valgono un’epoca. Esse rappresentano obiettivi permanenti in un modello competitivo nel quale si vuole giocare da attori protagonisti. Abbandonare il Sud ad un destino di marginalità o, ancor di più, e più profondamente poco onesto, dimenticare che fare sistema significa creare le condizioni per integrare sinergicamente produzione e mercato, risorse e fattori produttivi, significa emarginare tutto il sistema Italia. In una crisi che non è solo congiunturale ma di sistema, neanche il modello della piccola e media imprenditoria del Veneto regge gli urti di una competizione che supera i confini nazionali e ci presenta come deboli entità in un’arena mondiale più complessa e che non fa sconti a nessuno. La stessa possibile riforma in chiave federalista del Paese non è una panacea se attuata prescindendo da simili valutazioni concrete, pratiche, caratterizzate da una solidarietà a monte che si assume l’onere di essere essa stessa garanzia di sapiente uso dell’autonomia riconosciuta. Come scrissi in Mezzogiorno Duemila “[…] Di fronte, quindi, ad un mondo sempre più piccolo, dove le leggi della finanza e le crisi dei relativi mercati superano i confini avvicinando gli Stati e le comunità più di quanto nessuna progettualità politica sia riuscita a fare in questo secolo, diventa importante individuare quali sono, oggi, gli spazi economici funzionalmente strutturati ad affrontare una realtà geopolitica e geoeconomica rivolta a realizzare un mercato globale. Una realtà che ripropone il “villaggio” di ieri da luogo di “vendita al minuto” a luogo di produzione di opportunità per il mercato internazionale, a fronte di domande capillarmente sempre di più orientate a scegliere secondo criteri di qualità e convenienza […]”. Ecco, di fronte a simili considerazioni oggi mi chiedo cosa sia cambiato e quali altre domande che attendono risposte si debbano aggiungere alle seguenti, “[…] Ma, allora, qual è il problema del Mezzogiorno? Come e con chi potrà relazionarsi in termini economicamente concorrenziali? Come organizzare il territorio per garantire un vantaggioso investimento in attività produttive competitive? Su quali mercati fare affidamento e in che termini commercializzare i prodotti delle imprese garantendo a queste ultime una longevità positiva? Che tipo di servizi dovranno essere assicurati in termini di funzionalità del territorio? E con quali interlocutori istituzionali si dovrà dialogare e quale ruolo questi dovranno avere sullo sviluppo di un’area economica determinata? In altre parole, quale start-up garantirà l’inizio di una nuova era per il Mezzogiorno d’Italia? […]”.
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