Le giornate del Fai in Italia sono appuntamenti indimenticabili e unici nel loro genere. Indimenticabili perché hanno lo scopo di non far cadere nell’oblio dello scontato ciò che noi ogni giorno osserviamo nelle nostre città e nei nostri piccoli paesi senza però soffermarci per capire quello che opere, posti, paesaggi e scorci ci comunicano. Presi da un quotidiano spesso implacabile scandito dalla frenesia della vita senza tempi, o perché arresi all’abitudine, passiamo spesso indifferenti su luoghi della nostra storia, dell’arte e della cultura che meriterebbero ben altra attenzione e che, forse, dovrebbero suscitare altrettante diverse emozioni.Sono appuntamenti unici perché è l’unico momento nel quale ci si ferma a riflettere sul nostro patrimonio, non monetizzabile nemmeno in termini di valore di “catalogo” perché dovrebbe essere ritenuto orgoglio collettivo, ricchezza di ogni comunità. Ciò che sorprende, però, in manifestazioni come queste è la necessità di ricordare. Ovvero, l’essere consapevoli che dimentichiamo spesso, o non ce ne facciamo carico che tradizione, cultura, arte e territorio sono parte della nostra vita, del nostro passato e del nostro presente ma, soprattutto, perché esprimono e manifestano una identità. Un monumento, un paesaggio, una tradizione ancorata ad un rituale di vita sono espressioni di civiltà e come tali andrebbero rispettate, ricordate ogni volta che affondiamo lo sguardo verso un orizzonte o adagiamo un palmo di una mano alla ricerca di un segnale di appartenenza.
Credere che sia sufficiente la memoria di un giorno non è una panacea. E’ la consapevolezza individuale che fa la differenza, perché ogni giorno possa essere primavera.