Il limite di una discutibile cultura “civile”In un quotato – così si dice – liceo romano sembra che non sia più burocraticamente corretto scrivere sul libretto delle giustificazioni padre o madre. Una notizia non nuova visto che ben più autorevoli espressioni governative si sono pronunciate a favore di una soluzione asettica, asessuata quindi “neutra” per collocare in una singolare veste di par condicio la veste genitoriale assumendo a tale pensiero anche il superamento dello stato di natura.
Ora, da vecchio studente di un liceo alle pendici dell’Aspromonte, guardando e ricordando anche le nostre considerazioni politiche certamente non provinciali, tutt’altro, credo che, di fronte a criticità diverse e fondamentali che dovrebbero interessare una scuola e nella difesa della cultura di cui ne siamo espressione, un simile problema non avrebbe raggiunto tali attenzioni. Non è un problema politico, né giuridico. La nostra tradizione meridionale, come quella italiana, non ha mai messo su piani diversi mamma e papà… anzi, forse lo spostamento di credito è sempre stato più sulla prima che sul secondo.
La verità è che a tale iniziativa, che vuol sostituire mamma e papà con Genitore 1 e Genitore 2, si dovrebbe rispondere che il burocratese scolastico, metapolitico e tecnocratico aveva già previsto sui nostri libretti la locuzione “firma di un genitore o di chi ne fa le veci”. Ora o i libretti di tal blasonato liceo romano non sono mai stati “aggiornati” o qualcuno cerca di farsi pubblicità snaturando le ragioni biologiche di un’ origine nascondendosi dietro un senso civico che non ha contenuti. Un ripasso di biologia o di sana filosofia non guasterebbe. Sul senso civico meglio sorvolare.