
Affrontare oggi la crisi tra Stati Uniti e Russia per l’Ucraina nella Nato non è cosa da poco e non può lasciarsi dietro le spalle, qualunque sia il presupposto intenzionale, ciò che la storia ha provocato, prodotto e produce nel tempo. L’Ucraina non è solo terra di confine come il suo nome vorrebbe consigliarci e magari chiudere un primo cerchio su una sorta di destino già scritto. Essa è quel gate della storia, quel nucleo originario di prima organizzazione politica del potere che nei secoli avrebbe portato alla creazione della Russia imperiale.
La Russia deve molto alla vichinga Rus' di Kiev (860 d.C) e al suo re - Oleg di Kiev, o anche noto come Oleg di Nóvgorod - per l’avvio di quella che sarebbe stata un’esperienza più che millenaria; un ricordo, questo, che non è solo un esercizio per eruditi del momento visto che, per Francis Fukuyama, la storia doveva ritenersi conclusa all’alba del Duemila, lasciando i destini del mondo all’ultima potenza sopravvissuta alla Guerra Fredda: gli Stati Uniti. Ma così non è stato e così non lo è oggi.
Che si sia creduto e che si creda ancora che Putin giochi allo zar o che si giustifichi una nuova possibile futura, per quanto improbabile, una guerra “democratica” targata Nato, leggasi Stati Uniti, che potrebbe prima o poi trascinare il continente europeo in un nuovo baratro, la verità è che ancora una volta il gioco di potenza si sposta in Europa. Una scelta che sembra voler restituire centralità strategica a un continente passato in secondo piano rispetto agli interessi ben più prevalenti che si sovrappongono in Asia e nella regione del cosiddetto Indo-Pacifico.
