"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek

Capitani (poco) coraggiosi

Capitani (poco) coraggiosiBene, giunti a questo punto tra cose che andavano fatte e non sono state fatte e cose che non sono state fatte e le hanno fatte quando non andavano fatte, abbiamo capito in che mare navighiamo e chi sono i capitani. Capitani, in verità, poco coraggiosi con una carenza probabilmente di cultura adolescenziale che li ha privati di letture fondamentali che, per chi si appresta a guidare un Paese, forse dovrebbero essere rese obbligatorie nell’età della maturità, piuttosto che abbandonarsi alla ricerca del successo e non del dovere e del servizio.
Di certo non sarebbe male leggere o ri-leggere anche solo per vanità, il Cuore di De Amicis per capire cosa significhi non tanto la retorica di Patria, ma l’amore per una terra, per una mamma o un padre, per un fratello o una sorella, un amico o un’amica con i quali si condivide un quotidiano che sembra fatto di poco, ma che in realtà è molto, tanto e forse anche troppo, quando ci viene meno perché draconianamente riteniamo che la libertà sia il primo prezzo da pagare per i nostri e gli errori altrui.
Ma vi è un altro libro che consiglierei a coloro che credono che il facile e il potere possa affrancarli dalla miseria umana ed è Capitani Coraggiosi. Lungi da me discettare su Kipling e sulle sue teorie della preminenza della cultura anglosassone nella guida del mondo. Tuttavia, l’amato scrittore noto solo per Mowgli e Bagheera, non era banale come sembra. L’idea di umiltà, di capacità di rivedere le proprie scelte e l’impegno che sembra fatica, ma si dimostra un successo, dipinge non una figura secondaria, ma rende protagonista il figlio di papà caduto nel mare della realtà, della vita, dell’impegno, della condivisione.
Le peripezie di Harvey Cheyne dovrebbero dimostrare che il mito salvifico di chi insegue il potere e diventa strumento dello stesso - consiglio agli stellati di riflettere su questo passaggio - è solo l’anticamera del fallimento di ogni arroganza e di ogni verità creduta, promossa sul falso piano del riscatto degli esclusi. Di certo l’idea di favorire il mantra della conquista delle seconde schiere, di chi - in un’Italia da democrazia malata e senza possibilità di ricorrere a libere meritocrazie ritenute impudenti da chi fa politica premiando la mediocrazia - è stato a guardare e poi si è affidato alle cure di un comico-statista che ha assunto attraverso il suo movimento la guida di una nave senza rotta, che ha privato il Paese di un Capitano e di un equipaggio vero che sappiano navigare nell’inquieto mare dell’esistenza conoscendo la rotta e prevedendone gli imprevisti.
L’Italia di Capitani ormai poco coraggiosi che si esercitano nel gioco delle responsabilità… da evitare … rappresenta il punto di arrivo di una deriva che non conosce i mari, né calmi né in tempesta, ma riesce molto bene a trovare le secche nelle quali incagliarsi. Dalla volontà di impedire, comprensibilmente, l’effetto gregge – che alla fine sarà quello che prevarrà – abbiamo scelto l’effetto stalla facendo sì che i contagi si moltiplicassero in quegli ambienti che non hanno sfogo come le Rsa o negli appartamenti di chi è rimasto chiuso in 50-60 mq, magari con più persone.
Potevamo scegliere di navigare in fiducia, lasciando aperte le attività con l'accortezza di evitare l'afflusso e rispettare le distanze, sanzionando solo gli assembramenti, lasciando aperto l’accesso ai parchi distanziando le persone e rendendo obbligatorie misure personali di prevenzione. E invece no! Dopo essere finita nelle secche, l'effetto stalla ha presentato il conto come il non aver curato da subito e ai primi sintomi, rinviando alla manifestazione di quelli più gravi e ricorrendo alle terapie intensive quando ormai è chiaro che l'approccio diagnostico doveva essere altro, se compreso in tempo e non telefonicamente, e la cura preliminarmente diversa.
In questa nave con tanti Capitani da vetrina e non da tolda, mentre l’Europa apre perché colloca anche l'emergenza nella giusta dimensione, noi non sappiamo cosa fare e ci affidiamo ad altri oracoli blasonati. E la colpa è del runner solitario o di chi vorrebbe tornare a scuola, o riprendere a lavorare per vivere e non morire d’altro, o di un sindaco in Calabria, che porta agli anziani di una Rsa dolci per Pasqua ritenendoli, io almeno li interpreterei così, beni di prima necessità così come lo sono quei viveri di conforto che in guerra come nei servizi difficili venivano distribuiti ai militari e alle forze di polizia. Insomma, riflettendo fra facili eroismi e tragiche conseguenze non solo fisiche, questo è più evidente, ma psichiche, queste meno ma più duraturo e difficilmente superabile, questa nave in guerra con se stessa sembra non aver imparato nulla.
Continueremo domani a svilire merito e capacità giustificando, nell’aberrazione tipica del tutti eroi, utili servitori o carrieristi con curricula costruiti ad personam, o sostenere chi grida all’untore, o celebrare l’eroe di un giorno perché dall’alto scopre l’untore fariseo che va contro la narrativa del momento. La nave Italia e con essa le Regioni, è una nave in balia di acque agitate che altri, in Europa, che ci piaccia o no, sembra sappiano meglio navigare visto che al Colombo di un tempo (e che per navigare anche lui si rivolse ad altri) si sono sostituiti Capitani di lungo corso, ma di breve durata, con titoli che neanche loro conoscono, collezionati per legittimare ruoli e funzioni pur non sapendone far uso, presi da vanità di potenza o convinti saccenti del nulla, ma fedeli al carro vincente.
In una celebrazione del caos e della deresponsabilizzazione spalmata su discutibili Top manager di circostanza, meno di sostanza, l’Italia ha un timone senza timoniere e Capitani e marinai senza mappe. Alla fine, non ci resta che cercare di essere almeno consapevoli che la lezione è e rimarrà solo una: un Paese che non riconosce i migliori per indole e capacità e non per forma o compiacenza è un paese che non può avere futuro. E’ un Paese destinato a diventare vassallo nelle migliori delle ipotesi, o a soccombere sciaguratamente.

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