(function(c,l,a,r,i,t,y){ c[a]=c[a]||function(){(c[a].q=c[a].q||[]).push(arguments)}; t=l.createElement(r);t.async=1;t.src='//www.clarity.ms/tag/'+i+'?ref=joomla'; y=l.getElementsByTagName(r)[0];y.parentNode.insertBefore(t,y); })(window, document, 'clarity', 'script', '77mak4io1w'); Il “nostro” Mediterraneo tra Andreotti e Craxi
"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek

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Breve storia di una piccola potenza in un grande mare

Scrivere di Mediterraneo in questi mesi e, in particolare, definire la nostra politica estera in una regione estremamente singolare e determinante per gli assetti economici e politici dell’Italia potrebbe sembrare un azzardo, ma non è così. Comprendere quale sia stata la nostra sensibilità verso il Mediterraneo come spazio politico significa individuare alcune costanti, e alcuni limiti, di un modo di condurre la nostra azione verso Paesi, e regimi, con i quali ci si è confrontati e dei quali si sono subiti gli effetti degli eventi che hanno modellato, se non capovolto, gli assetti interni rendendo in questi ultimi decenni, nostro malgrado, il Mediterraneo, una delle aree di convergenza e di crisi più singolari al mondo. Tra gli anni Settanta egli anni Ottanta lo scenario complessivo della regione mutava e l’Italia non poteva non tenerne conto. Ciò richiedeva, per il nostro Paese, il superare i limiti del dopoguerra che erano sostanzialmente i seguenti: il primo, percepirsi come ultima grande potenza del Mediterraneo e prima piccola potenza delle relazioni internazionali maturate dopo il secondo conflitto mondiale; il secondo, scegliere di operare sempre e solo nell’ambito di quadri di alleanza, non scegliere mai in modo definitivo un’area d’interesse geopolitico e geostrategico precipuo e permanente, ma invece selezionare, in parallelo o alternativamente, aree sempre diverse spesso molto lontane le une dalle altre e, comunque, assai disomogenee fra di loro.

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