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"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek

pdf I "Diavoli" e l' "Acqua Santa" Popolari

In Working Papers 600 download

Le rivolte arabe e l'Occidente

Le primavere arabe, le rivolte o la volontà di definire un cambiamento significativo degli assetti politici e sociali nel Nord Africa arabo e ne Vicino Oriente hanno disegnato un arco di crisi che si è diffuso man mano in tutto il Maghreb e che ha coinvolto dopo la Tunisia, l’Algeria, l’Egitto, la granitica Libia e, per certi versi,  anche l’Iran, dimostrando che  non vi sono regimi che possono resistere alle richieste di cambiamento di popolazioni governate da tempo ai margini delle possibilità che economie più liberali e redditi più equamente distribuibili potevano offrire.

pdf Sovrani senza sovranità? Popolari

In Working Papers 674 download

Stato e “impero” nell’ordine del caos

Vi sono diversi aspetti che contraddistinguono il nostro tempo e, con esso, le vicende non solo umane ma delle stesse istituzioni che l’uomo quale soggetto politico si è man mano dato nella storia per raggiungere i propri scopi: politici di potenza, economici per qualità della vita, culturali per superare e distinguersi a sua volta dall’indistinta appartenenza ad un genere comune. Se ogni giorno che si aprono e si leggono le pagine di un quotidiano si cerca di capire cosa succede nella scena internazionale alla fine di ogni considerazione possibile la conclusione potrebbe essere quella di sempre: la storia del sistema internazionale, di quello di ieri e di quello di oggi, è una storia di ineguaglianza per eccellenza. I processi economici, i cambiamenti nella produzione, la stessa industrializzazione hanno accentuato tali differenze al punto tale che l’internazionalizzazione odierna ha fatto dell’ineguaglianza il presupposto irrinunciabile di un mercato libero ed autoregolamentato il cui carattere distintivo è la competizione trasformata sempre di più nella ragione principale posta alla base delle stesse scelte politiche e di mercato. Scelte, queste ultime, che superano le politiche di potenza, o meglio, modificano e allargano il concetto di potenza ad altri fattori, economici appunto, ridisegnando scenari sovrapposti di disuguagliane progressive sulle quali si modellano tentativi di dare un ordine possibile alle relazioni tra gli attori principali, gli Stati, e gli attori meta-statali come le comunità o sovra-statali come le organizzazione internazionali, siano esse governative o meno.

pdf L’Europa dell’euro. La sindrome del topolino Popolari

In Working Papers 496 download

L’Unione Europea si trova oggi di fronte ad una congiuntura politica ed economica estremamente particolare perché caratterizzata da una serie di punti di arrivo di modelli economici e politici che superano la dimensione dell’epoca moderna. Modelli destatualizzati che sovrapponendosi nel tempo non hanno chiarito le loro stesse dinamiche né offerto possibilità di ordine condiviso per la comunità internazionale, ma definito momenti di superamento di politiche di potenza a favore di una parcellizzazione delle capacità di azione internazionale a più attori e un’internazionalizzazione sempre più accentuata dell’economia. Nello sviluppo dell’idea politica di Europa, e di fronte alla scelta iniziale dei partner di assumerne economicamente le possibilità di realizzazione del progetto di unione continentale, l’Unione è vissuta spesso ai margini dei processi politici ed economici internazionali nonostante la recente ambizione di modellare su se stessa una Politica Estera e di Sicurezza e Difesa e di esprimere un ruolo economicamente rilevante con l’adozione dell’euro. Da un punto di vista economico la crisi del sistema europeo non è una crisi di oggi e non è solo monetaria. Affrontare le difficoltà del sistema mondo dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso significava già d’allora dare all’Unione Europea un profilo che andasse oltre il limite intergovernativo delle capacità decisionali disegnando un nuovo corso. Ciò non è avvenuto.

pdf Costituzioni e Geopolitica Popolari

In Working Papers 506 download

Eteronomia di una complementarità necessaria

Definire il contributo e il rapporto che sussiste tra Costituzioni e geopolitica può sembrare poco agevole sia dal punto di vista giuridico che nella definizione di quanto un processo costituente, giuridicamente definitosi in un certo momento della storia di uno Stato, possa influenzarne la collocazione geopolitica, la politica estera  o le modalità, politiche ed economiche di interagire con altri attori nella comunità internazionale. E’ avvenuto sin dagli inizi dell’Ottocento con l’adozione di Costituzioni più o meno liberali e libertarie, e dall’Ottocento si sono man mano definiti i contorni di uno Stato di diritto che voleva essere sempre di più protagonista delle relazioni internazionali non solo risolvendo – laddove possibile- il rapporto contrattuale tra sovrano e cittadini, ma tra lo Stato ed altri “pari”. Dalla costituzione americana del 1787, a quella polacca del 1791, a quella di Cadice del 1812, allo Statuto albertino e alle altre successive esperienze, i processi costituenti e costituzionali  hanno sempre vissuto dell’influenza degli eventi esterni.

pdf Il “nostro” Mediterraneo tra Andreotti e Craxi Popolari

In Working Papers 506 download

Breve storia di una piccola potenza in un grande mare

Scrivere di Mediterraneo in questi mesi e, in particolare, definire la nostra politica estera in una regione estremamente singolare e determinante per gli assetti economici e politici dell’Italia potrebbe sembrare un azzardo, ma non è così. Comprendere quale sia stata la nostra sensibilità verso il Mediterraneo come spazio politico significa individuare alcune costanti, e alcuni limiti, di un modo di condurre la nostra azione verso Paesi, e regimi, con i quali ci si è confrontati e dei quali si sono subiti gli effetti degli eventi che hanno modellato, se non capovolto, gli assetti interni rendendo in questi ultimi decenni, nostro malgrado, il Mediterraneo, una delle aree di convergenza e di crisi più singolari al mondo. Tra gli anni Settanta egli anni Ottanta lo scenario complessivo della regione mutava e l’Italia non poteva non tenerne conto. Ciò richiedeva, per il nostro Paese, il superare i limiti del dopoguerra che erano sostanzialmente i seguenti: il primo, percepirsi come ultima grande potenza del Mediterraneo e prima piccola potenza delle relazioni internazionali maturate dopo il secondo conflitto mondiale; il secondo, scegliere di operare sempre e solo nell’ambito di quadri di alleanza, non scegliere mai in modo definitivo un’area d’interesse geopolitico e geostrategico precipuo e permanente, ma invece selezionare, in parallelo o alternativamente, aree sempre diverse spesso molto lontane le une dalle altre e, comunque, assai disomogenee fra di loro.

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