(function(c,l,a,r,i,t,y){ c[a]=c[a]||function(){(c[a].q=c[a].q||[]).push(arguments)}; t=l.createElement(r);t.async=1;t.src='//www.clarity.ms/tag/'+i+'?ref=joomla'; y=l.getElementsByTagName(r)[0];y.parentNode.insertBefore(t,y); })(window, document, 'clarity', 'script', '77mak4io1w'); Schegge impazzite (o no?) sulla Polonia, e sulla Nato
"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek

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Ci sono massime che hanno trovato il loro successo perché troppo semplici, a volte quasi disarmanti per un’ovvietà intrinseca, ma non scontata per i più. Insomma, dire che una guerra non si dovrebbe iniziare se non si sa come combatterla e, soprattutto, se non si è più che certi di vincere, al netto dell’indeterminatezza che regna sovrana sui campi di battaglia sembrerebbe così banale che non sorprenderebbe chiunque. O, ancora, credere che non ci siano mai state guerre protratte nel tempo che abbiano portato vantaggi a una nazione. O forse si! Magari per gli Stati Uniti, presi dal collocare il proprio surplus prodotto dall’economia di guerra sia al termine della Prima che della Seconda Guerra mondiale e che oggi si affidano alle ricchezze prodotte sulle forniture di armamenti o nella condotta delle operazioni militari un po’ dovunque nel mondo, dimenticandosi di quando la guerra in Vietnam aveva eroso la tenuta del dollaro.

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