"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek
Pubblicazioni
LA GUERRA COME DESTINO?
Palestinesi ed israeliani a confronto. Dagli accordi di Oslo alla “road map". La paura della pace.
- Autore: Giuseppe Romeo
- Editore: Rubettino Editore
- Pagine: 268
- Anno: 2003
Recensione
Prefazione di Sergio Romano.
Sono trascorsi quasi dieci anni dalla dichiarazione di principio del settembre 1993, fortemente voluta dal presidente Clinton e orientata a concretizzare le aspettative di Camp David.
Ciononostante, la possibilità che si possa raggiungere in Medio Oriente una soluzione diventa una priorità di pace per la regione mediterranea e per gli equilibri interni delle stesse comunità occidentali. La forza della disperazione e la rabbia degli esclusi palestinesi rappresentano il prezzo del dolore dovuto all’esistenza di Israele. Il conflitto perenne fra la fine della diaspora ebraica con l’inizio della nakba (catastrofe) palestinese sembrano essere le uniche costanti, le uniche certezze, quasi una traslazione della tragedia della shoah dagli uni agli altri. Un destino paradossalmente comune per palestinesi e israeliani che si gioca nella capacità di Bush-jr, e della sua diplomazia, di presentare, con azioni politiche dirette, i risultati dell’ultima guerra del Golfo come un’ opportunità per il mondo arabo coinvolgendolo nel riassetto regionale. Un coinvolgimento che diventa necessario. Un rischio da correre, oggi, per evitare l’epilogo di una guerra infinita. Un tentativo per stabilizzare l’area attraverso una via araba ed islamica alla democrazia quale debito occidentale ancora non pagato con la storia. Quel debito che trasformerebbe gli amici arabi di oggi, pochi in verità, nei nuovi nemici arabi dell’Occidente di domani.
Un debito che noi europei non potremmo permetterci. Un rischio da default culturale che polverizzerebbe le conquiste democratiche della nostra civiltà. Un rischio che si gioca a Baghdad ma che passa per Tel Aviv e Gerusalemme. Un rischio di cui Israele sarebbe comunque il primo a farne le spese, qualunque sarà il timing seguito nel procedere sulla strada indicata dalla (…ennesima) road map.
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