"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek
Pubblicazioni
ALL’OMBRA DELLA MEZZALUNA
Dopo Saddam, dopo Arafat. Dopo la guerra
- Autore: Giuseppe Romeo
- Editore: Edizioni Dedalo
- Pagine: 320
- Anno: 2005
Recensione
La fine della guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, la cattura del dittatore e gli avvenimenti che ci coinvolgono ogni giorno attraverso la competizione mass mediatica hanno mutato la nostra percezione di occidentali del Medio Oriente. Una regione non più identificata solo nell’essere il teatro della crisi israelo-palestinese. Uno spazio umanizzato fra il mare e il deserto e che si estende verso il Nord Africa maghrebino e di tradizioni berbere, l’Algeria, il Marocco, la Tunisia, la Libia, raggiungendo, guardando al Sudan e l’Egitto, il Medio Oriente prossimo del Maschrak e da questo verso Sud alla penisola arabica per svolgersi dall’Iran sino ad Islamabad, alla propaggine del Kashmir, dopo l’Afghanistan, e risalendo verso il Mar Caspio sino alla prossimità europea offerta dal Caucaso. La nuova geografia delle crisi nasce, così, da una diversa dimensione politica delle relazioni fra gli stati dell’Occidente ed il mondo arabo-islamico. Un confronto che sposta l’attenzione strategica dal dominio delle idee, il cui requiem è stato efficacemente cantato dalla fine della Guerra Fredda, per ridefinire in termini economici e di dominio delle riserve e delle risorse energetiche la nuova lotta per la sopravvivenza di modelli sociali a forte dipendenza. Per questo, nel dominio della storia, la politica segna se stessa e si ridefinisce secondo obiettivi nuovi, di potenza e di potere, il cui raggiungimento risponde ad una necessità di sopravvivenza fisica dei modelli di vita delle comunità a maggior opportunità. Una sopravvivenza dove la deideologizzazione delle comunità richiama la tradizione e l’universalità di una Fede a sostituirsi ad un materialismo che domina le ragioni strategiche del confronto. In questo, una visione non solo geopolitica ma anche geopolitica. Un tentativo di ridefinire i termini dell’analisi ricollocando la geopolitica all’interno del determinismo delle scienze sociali, laddove non esiste una geopolitica senza la storia. Dove non si potrà certamente fare geopolitica senza considerare il fatto storico in sé e per ciò che rappresenta nelle conseguenze apportate al sistema relazionale. Un sistema, quello mediorientale, che dimostra quanto attraverso eventi che hanno segnato il rapporto fra Oriente ed Occidente si sia modificata la percezione di un Oriente Prossimo allargato, dalle frontiere sempre più mobili e sempre meno sicure, ancor prima degli eventi scatenanti le guerre in Afghanistan e in Iraq.
13 gennaio 2006
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