Una necessità per una sopravvivenza geopolitica dell’Europa

Ci sono dei passaggi della storia del Novecento che rendono quel secolo non poi così breve come definito da Eric Hobsbawm perché, al di là di due Guerre Mondiali, le lezioni della storia non sembrano aver ben definito i contorni del rischio e delle responsabilità per fare della pace ereditata dalla Guerra Fredda un valore che possa avere un futuro. Che possa capitalizzare una rendita geopolitica tale da restituire all’Europa un ruolo centrale nelle dinamiche geopolitiche mondiali e affidarle, semmai fosse, un ruolo guida verso un’idea di maggior partecipazione e rispetto delle identità che la compongono o a essa prossime. In questo senso va letta, riconducendone la storia e la sua utilità, in fondo per ben oltre 75 anni, la stessa Alleanza Atlantica la quale, piaccia o meno, di fatto ha ben assolto al suo mestiere di deterrenza e di cooperazione nel garantire stabilità e ordine a quell’Europa occidentale in debito, da sola, di capacità militari e di una capacità politico–diplomatica tale da poter sostenere in autonomia le sfide dell’ultimo Novecento e del nuovo Millennio.




