(function(c,l,a,r,i,t,y){ c[a]=c[a]||function(){(c[a].q=c[a].q||[]).push(arguments)}; t=l.createElement(r);t.async=1;t.src='//www.clarity.ms/tag/'+i+'?ref=joomla'; y=l.getElementsByTagName(r)[0];y.parentNode.insertBefore(t,y); })(window, document, 'clarity', 'script', '77mak4io1w'); La fine della guerra
"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek

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1. La guerra e i limiti dell’ingaggio
2. I “dubbi” del soldato
3. Il soldato contemporaneo tra Golia e Sansone
4. Termini ( e non solo regole) di ingaggio
5. Scenari multidimensionali
Conclusioni

Il confronto simmetrico tra potenze, la regolarità degli schemi tattici dell’età moderna degli Stati e degli eserciti postwestfaliani, la riforma napoleonica  nel reclutamento di massa,  il consolidamento degli Stati nazionali hanno costruito l’idea di un soldato ideale che si presentava come strumento di un’identità forte. Un’identità nazionale  consolidata, dotata di una particolare intima coesione fondata sul riconoscimento di valori comuni, spesso, simbolicamente costruiti dalle élites dominanti.

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