"…La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni…”
Alexander Dubcek

Non ferire l’Orso

Dalla tragedia dell’Airbus alla legittimazione della politica estera russa

[…] Crediamo che qualsiasi tentativo di giocare con i terroristi, senza parlare di armarli, sia non solo cieco ma anche potenzialmente incendiario. Tutto ciò potrebbe risultare in un incremento drammatico della minaccia terrorista e abbracciare nuove regioni. Specialmente visto che lo Stato Islamico addestra i propri soldati in vari paesi, inclusi paesi europei. […]. Sfortunatamente la Russia non è una eccezione. Non possiamo permettere a questi criminali che conoscono l’odore del sangue di tornare a casa e continuare le loro malefatte. Nessuno lo desidera, non è vero? […]

V.Putin. Discorso per il 70.mo anniversario delle Nazioni Unite. New York, 28 settembre 2015


Elevare il livello di scontro in un qualsiasi confronto, politico o militare, simmetrico o asimmetrico, comporta sempre dei rischi. Rischi che possono essere calcolati e rientrare in un disegno strategico complessivo di cui o si è certi del risultato o si è vittime della debolezza delle certezze poste a monte, timorosi di aver perso aderenza sul terreno, di non avere argomenti con cui poter coartare la volontà altrui senza  riuscirci. Questo aspetto, è l’unico che accomuna per un verso Stati e attori non formali, ma li distingue il modo agire, di manifestare in concreto tali debolezze.

Gli Stati cercano una via d’uscita che salvi il salvabile. Per i movimenti, i gruppi terroristici che operano oltre gli Stati in una dimensione informale, molto diluita e per questo particolarmente aggressiva, si tratta di innalzare il livello della violenza esprimibile.  In questo senso, la tragedia dell’aereo russo assume significati diversi. E’ uno strumento perché - se accreditata la versione dell’attentato terroristico ad opera di Al-Qaeda o di ciò che attraverso di essa può ricondurre ad al-Nusra o all’Isis - delinea la volontà di aumentare l’intensità dello scontro cercando di massimizzare il miglior fattore di potenza a cui può rivolgersi un attore antagonista: la paura. E’, invece, un fatto con conseguenze politiche, se si guarda alle due versioni date della tragedia da parte degli Stati Uniti. L’aspetto strumentale non sorprende perché rientrerebbe nelle modalità di risposta/avvertimento di Is-Al Nustra-Al Qaeda all’intervento di Mosca in Medio Oriente nel tentativo di spostare l’alone di sofferenza in “casa” russa. Sorprende, al contrario, il fatto che contrariamente a quanto sostenuto circa l’escludere l’ipotesi dell’attentato, la CIA alla fine abbia cambiato opinione affermando la presenza di un ordigno a bordo dell’aereo russo indicandone le possibili dinamiche, il tipo probabilmente usato, il luogo di provenienza e chi possa averlo confezionato.

E’ evidente che qualunque ipotesi di un probabile ordigno “esterno” darebbe spazio ad altre valutazioni e forse a qualche interrogativo, ed imbarazzo, su una possibile causa dell’esplosione dell’Airbus in quota. Tuttavia, ipotesi nonostante, nell’immediato un risultato geopolitico è stato ottenuto: la tragedia così consumatasi legittimerà Mosca ad intervenire dovunque riterrà che siano minacciati gli interessi o la sicurezza russa. Né più, né meno quanto fatto dagli Stati Uniti in questi ultimi anni. Si sovrapporranno, insomma, due forward strategy: quella americana e quella russa abbracciando, entrambe, le regioni del Medio Oriente allargato (Asia Centrale compresa e Golfo Persico)  e il Mediterraneo. Si è realizzato, alla fine, nei cieli del Sinai, quello che un mainstream euroccidentale voleva e ha cercato maldestramente di evitare: ritenere Mosca una protagonista fondamentale nelle relazioni politiche e nei rapporti di forza.

Oggi, rileggendole, le parole del presidente russo pronunciate nel settembre scorso all’assemblea delle Nazioni Unite per il 70.mo anniversario non sembrano essere retoriche.  Per Putin, […] La situazione è più che pericolosa. In queste circostanze è ipocrita e irresponsabile fare dichiarazioni rumorose sul terrorismo internazionale mentre si chiudono gli occhi di fronte ai canali di finanziamento e di sostegno ai terroristi, incluse le pratiche di traffico di droga, petrolio e armi. Sarebbe ugualmente irresponsabile provare a manipolare gruppi di estremisti, provare ad assoldarli per raggiungere i propri obiettivi politici sperando di riuscire a “gestirli” o, in altre parole, liquidarli, più tardi. […]. Giunti al capolinea di un gioco nebuloso condotto dall’Occidente in Medio Oriente, che si tratti di Isis o di Al Qaeda in versione rinnovata, la certezza è che aver ritenuto la lotta al terrorismo un solo affare a stelle e strisce non si è rivelata una buona scelta, tanto quanto escludere la Russia dal dialogo continentale euroatlantico sulla sicurezza e difesa dell’Europa, sul ristabilimento di un modello cooperativo delle relazioni regionali Mediterraneo incluso.

Dopo questa tragedia si confronteranno due posizioni molto chiare agli occhi dell’uomo comune: una incerta e debole, quella degli Stati Uniti e dei partner europei; l’altra, più assertiva, quella della Russia. Una politica, quest’ultima che si affida alla popolarità che il presidente russo riscuote in Occidente e in Medio Oriente per essersi assunto la responsabilità di agire contro un avversario che avrebbe dovuto unire e non separare le forze. La corsa, adesso, è a chi catturerà per primo Al Baghdadi. Una corsa alla quale non si potrà impedire alla Russia di parteciparvi. In questa gara di credibilità, comunque andrà a finire i risultati potranno essere soltanto due. Se la caccia si dovesse risolvere a favore di Mosca, chiuderebbe il cerchio sui (ormai pochi) dubbi circa le reali capacità di azione, risposta e risoluzione militare da parte russa negli ingaggi futuri, con comprensibile preoccupazione della comunità euroatlantica che dovrà anche tener conto della scomodità del prigioniero se catturato vivo. Se dovesse finire a favore degli Stati Uniti, questi dovrebbero però dare molte risposte al mondo e alle comunità arabe sul perché agire risolutivamente adesso e del perché non averlo fatto prima.

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